Lungo la scia di un'elica
il cd delle musiche per la mostra sui migranti italiani
 allestita a
Palazzo Ducale (Lucca) / 5 febbraio -18 settembre 2011
Musiche di Gianmarco Caselli
puoi richiedere il cd mandando una mail a
info@gianmarcocaselli.it

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     Gianmarco Caselli, elettronica   
     *Fabrizio Datteri, pianoforte

     pianoforte Steinway & Sons, della Casa Musicale Pietrasanta
     di Lucca
     Michele Lippi, registrazione e mastering - Theatralia service Srl
01 - Magna mater*
02 - Cretto
03 - Partire
04 - Terza Classe
05 - Ellis island*
06 - Little Italy*
07 - Sacco e Vanzetti 1* 
08 - Sacco e Vanzetti 2*
09 - Sacco e Vanzetti 3*
10 - Paradisi perduti
11 - noialtri
12 - Contemplo*

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01 - Magna mater - è la musica per la prima stanza della mostra nella quale è ricostruito un tipico ambiente di miseria in cui vivevano gli italiani. Il suono del pianoforte si fonde con quello dell'ambiente, un mondo di altri tempi e ricco, nella sua apparente semplicità, di valori universali. Venerata e disprezzata, è la "Grande Madre"
02 - Cretto -  è la stanza in cui, su una parete della mostra abbiamo la terra arida, che non dà frutti, mentre sull'altra i manifesti che invogliavano gli italiani ad andare in America. La musica è stata realizzata con la voce umana, con fonemi che vengono elaborati in un processo di accumulazione e modificazione dei parametri in tempo reale. Simbolicamente questo brano rappresenta le voci dei demoni, dei nostri avi: sono, come archetipo, le nostre ombre, i nostri conflitti interiori che trattengono dalla realizzazione del "sé".
03 - Partire - il momento dell'imbarco, del distacco e della partenza: alla malinconia lascia il posto il sogno, la speranza di trovare l'America.
04 - Terza Classe - è la musica per la stanza in cui viene ricostruita la terza classe, l'ambiente claustrofobico in cui venivano a trovarsi i migranti durante il tragitto. I sogni del momento della partenza si scontrano subito con la dura realtà.
05 - Ellis Island - in questa stanza i visitatori si trovano in "gabbie" che ripropongono l'ambiente di Ellis Island in cui i migranti venivano sottoposti agli esami per verificare se erano idonei a entrare negli Stati Uniti.
06 - Little Italy - Finalmente l'America.
07-09 - Sacco e Vanzetti - la mostra propone, in questo momento, un lungo corridoio diviso in due parti. Nella prima parte fotografie, locandine e vignette mettono in luce il razzismo nei confronti degli italiani in America nel primo Novecento. Emblematico il caso di Sacco e Vanzetti. Nella seconda parte invece il visitatore della mostra si imbatte in documenti che mostrano quegli italiani che ce l'hanno fatta e hanno veramente "trovato l'America". La musica si articola in tre movimenti.
10 - Paradisi perduti - nella mostra il visitatore entra in una stanza con un pannello luminoso sul quale sono visibili immagini-cartolina che invitano i turisti ad andare in luoghi esotici. Avvicinandosi al pannello si può guardare attraverso fori dietro ai quali si vedono altre immagini che ritraggono la miseria reale che si cela nei luoghi ritratti. Musicalmente l'ascoltatore è immerso nei suoni naturali del Lago di Massaciuccoli sul quale, come ne facessero parte, emergono note in rarefazione: il migrante ricorda i suoi luoghi di origine, i suoi "paradisi perduti".
 11 - noialtri - è un corridoio nel quale per prima cosa vediamo "noi" riflessi in uno specchio. Successivamente entriamo in un corridoio con strisce che pendono dal soffitto sulle quali vediamo i volti dei migranti di oggi in Italia, gli altri. La musica è costruita con i ritmi e i "rumori" dei giorni nostri: ai suoni della natura, degli uccelli, dei passi sulle foglie secche, si sostituiscono percussioni ossessive, treni, radio, voci non più facilmente distinguibili.
12 - Contemplo - è la stanza finale della mostra, dedicata a fotografie, vignette, dati e video sui migranti oggi in Italia. Contemplo è un brano-sintesi: colui che ha compiuto il percorso può adesso serenamente contemplare il viaggio della propria vita, il viaggio anche interiore alla scoperta della Verità, con lo sguardo folle di un vecchio saggio.

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"Lungo la scia di un'elica" è il cd che raccoglie le musiche che Gianmarco Caselli ha scritto per la mostra sui migranti - da cui prende il titolo - a cura di Alessandro Sesti e Pietro Luigi Biagioni allestita dal 5 febbraio 2011 in Palazzo Ducale a Lucca e promossa da Provincia di Lucca e Fondazione Paolo Cresci per la storia dell'emigrazione italiana.
 A Gianmarco Caselli è stata commissionata la composizione della musica per la mostra: i brani non sono un semplice sfondo sonoro, per ogni stanza Caselli ha infatti scritto un’apposita composizione che sottolinea l’aspetto psicologico della situazione. Il cd si sviluppa così come una storia, come un vero e proprio concept album. La composizione delle musiche è durata mesi, con un rapporto quasi quotidiano con Sesti.
I due strumenti utilizzati, l'elettronica e il pianoforte eseguiti nel cd, rispettivamente da Caselli stesso e da Fabrizio Datteri, vanno a marcare due mondi vicini e lontani, come quelli dei migranti che lasciano il proprio paese per andare in un altro sconosciuto e diverso. Caselli non si lega a aride regole specialistiche specifiche: le sue composizioni spaziano da una tipologia più sperimentale ad una di più facile ascolto la quale tuttavia scaturisce da un percorso di ricerca continuo, volto a privilegiare il coinvolgimento emotivo anche da parte del pubblico che non è del settore. In evidenza il ruolo occupato dai suoni concreti, estrapolati cioè dalla realtà e modificati elettronicamente: fra questi, la voce umana, suoni catturati a Berlino in “Noialtri”, e molti altri in luoghi pucciniani come il rumore dell’acqua e degli uccelli del Lago di Massaciuccoli in “Paradisi Perduti” e i suoni della natura di Chiatri in “Magna Mater”. Oltre ai suoni catturati dalla realtà, l'elettronica utilizza anche sintetizzatori e suoni di sintesi diretta. Tecnicamente si individuano ricorrenze e richiami fra i diversi brani, come note ribattute, ostinati, cellule ritmiche e singole note che si ripetono, che portano lo spettatore nella dimensione psicologica del migrante, nella ricerca ossessiva di una via di fuga e nei ricordi della terra di origine che tornano e si affastellano l'uno sull'altro continuamente, mutando lievemente come sotto una lente deformante.